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L_Antonio
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7 ottobre 2007

Il ’68, TPS e i bamboccioni. Tragedia in due atti


Primo atto. TPS li ha definiti “bamboccioni”. Poco elegante per un tecnocrate, ma efficace, tanto da meritare commenti e, persino, un “pezzo” di Filippo Ceccarelli su Repubblica. A chi si riferiva TPS? A quei “giovani” 20-30enni, che vivono ancora a casa con i genitori. Il Governo ha stanziato dei fondi per incentivare la loro fuoriuscita dal nido familiare, in cerca finalmente di autonomia e buona sorte. Giovanna Melandri ha definito “ingenerosa” la parola (“bamboccioni”) usata dal ministro per definire questa sempre più ampia categoria socio-anagrafica. Che vota, comunque, e porta preferenze. Per Manuela Palermi (PdCI) l’epiteto di TPS sarebbe invece “infelice”. I leghisti, da parte loro, hanno colto l’attimo per dire che “i veri bamboccioni sono al Governo”, come dire: siamo noi i veri maschi. Accidenti! Filippo Ceccarelli, per quanto lo riguarda, prova addirittura a estendere il termine all’intera classe politica. Ma ci sembra che qui il discorso si ampli a dismisura, anche se testimonia la realtà del problema e la feconda ricchezza della categoria utilizzata da TPS. È di questi giorni, infine, un libro di Tito Boeri (Contro i giovani, edito da Mondatori) dove l’economista se la prende con gli attuali quaranta-cinquantenni, per dire che “se spetta ai giovani cogliere il problema e imporlo al centro della discussione, sono gli attuali quarantenni e cinquantenni ad avere in mano il pallino”; essi dovranno presto decidere se sono “contro o a favore dei giovani”.

Gli unici a non dire nulla, mi sembra, siano proprio i giovani trentenni. Che immagino annoiati dal dibattito, ammesso che ne conoscano l’esistenza. Probabilmente suddivisi tra quelli che ancora si chiedono che cosa gliene freghi a Padoa Schioppa di come campano loro (saranno pure c***i nostri!) e i pochi (mille all’incirca) che invece vorrebbero insediarsi nel bel mezzo dell’attuale classe dirigente, entrando direttamente dalla porta principale. Tra questi due estremi, c’è al centro un “gruppone” di 8-10 milioni di ragazzi (o giovani-adulti, come si dice oggi) che si confrontano con il lavoro precario, gli affitti delle case molto alti, le porte chiuse ai colloqui, i concorsi impossibili, l’Università infinita, il costo altissimo dei campi di calcetto, gli abiti di tendenza, le griffe anche sulle mutande, le mamme che fanno tardi per lasciare il pranzo pronto quando il pupo all’indomani si sveglia, una certa indolenza che deriva dall’alzarsi a mezzogiorno perché stanchi (maddeché?), e poi la noia e l’angoscia di dover crescere quando si sta così bene a vent’anni e i genitori ancora ce la fanno a fare due, tre, quattro, cinque lavori e a prendersi cura di te…

Forse ha ragione Boeri a dire che la colpa è degli anziani che non assicurano il ricambio generazionale e, dunque, dissipano le energie e le risorse intellettuali e morali (direbbe Gramsci) dei giovani. C’è una cosa però che non la dice nessuno, ed è questa: va bene accusare un po’ tutti del fatto che a venti-trent’anni si fa la bella vita (alla faccia dei lavoratori della vanga), ma se la colpa di essere dei bamboccioni appartenesse almeno parzialmente, un pochino, tanticchia (poco poco, eh?) proprio ai bamboccioni medesimi verbalizzanti? Che, in massima parte, preferiscono (evvai!) il calcetto o svegliarsi tardi al mattino, piuttosto che l’inferno delle responsabilità e dei doveri? In fondo, anche TPS non sembra avercela con loro, tant’è che è pronto a mollare 1000 euro (denaro pubblico) in cambio di uno straccio di contratto di affitto esibito in atti.

Secondo atto. E infatti! TPS, che ritorna sull’argomento, confessa sul Corsera che il suo obiettivo non erano i bamboccioni (poverini) ma i loro genitori! I quali sarebbero troppo permissivi e protettivi! O meglio: la colpa sarebbe del ’68, di cui tali genitori sono cronologicamente e ideologicamente i figli. Insomma, i bamboccioni non c’entrano mai niente, sono solo povere vittime e, alla fine, a forza di deresponsabilizzarli, è facile che bamboccioni lo restino per sempre!

Povero ’68, da un po’ di tempo è sempre colpa sua. Nell’ordine: del terrorismo, del culto per l’ideologia, del movimentismo, dell’anti-istituzionalismo, del disprezzo per le regole, delle trasgressioni, del peace and love, della violenza di strada, dei cattivi maestri, dei cattivi studenti, dei cattivi bidelli, dei cattivi supplenti e ora anche dell’esistenza dei bamboccioni. Che tragitto! Dalla rivoluzione comunista alla mamma che mette la merendina nello zaino del pupo al decimo anno fuoricorso. Corso di laurea trimestrale in “Letteratura, noci di cocco e palinsesti televisivi delle isole Fiji”. Che fine abbiamo fatto!




permalink | inviato da L_Antonio il 7/10/2007 alle 12:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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